E’ molto meritoria la pubblicazione da parte di Einaudi del più noto lavoro di Walter Benjamin “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, traduzione di Enrico Filippini, la cura e le note di Francesco Valagussa e “Con un saggio di Massimo Cacciari”. Il merito maggiore è quello di riproporre un testo che è entrato nella leggenda e nel citazionismo generalizzato che spesso è basato su interpretazioni più o meno corrette piuttosto che sulla lettura. Editarlo  ad un prezzo molto basso (euro 8 pagg. 154) , da collana economica (nonostante il

"Pitturairruente" al MARCA di Catanzaro da Baselitz a Zimmer

Roberto Pacchioli

 

 Dal 30 aprile fino al 9 ottobre al Museo delle Arti di Catanzaro sono in mostra i neoespressionisti tedeschi  Geoge Baselitz, Rainer Fetting, Karl Horst Hodicke, Bernd Koberling, Markus Lupetz, Helmut Middendorf, Salome’ e Bernd Zimmer  tutti riuniti dal sottotitolo “Pitturairruente”, che ricalca la definizione di “pittura selvaggia” con la quale il gruppo è noto in Italia.

Mostra e catalogo sono curati da Alberto Fiz e il catalogo contiene anche interviste ad Achille Bonito Oliva e a due degli artisti in mostra, Helmut Middendorf e Bernd Zimmer.

La presenza in catalogo di Bonito Oliva costituisce il naturale legame storico-epocale del lavoro di questo gruppo di artisti tedeschi con quello dei  partecipanti alla nostra  Transavanguardia “inventata” dallo stesso Bonito Oliva e che ne costituisce quasi  il contraltare sul versante italiano.

La differenza tra i due gruppi però è profonda anche se i presupposti teorici di base sono analoghi  che sono l’uscita dal geometrico e dall’informale per il ritorno ad una  figurazione seppure molto stilizzata ed astrattizzante. E proprio qui è la prima differenza. I tedeschi sono più simili tra loro e tutti, dai ritrattisti ad un paesaggista come Zimmer, lavorano  alla riscoperta del linguaggio  figurativo; gli italiani si sono divisi invece tra figurativi e astrattisti, per intenderci da Paladino a De Maria. L’altra differenza consiste nel fatto che i tedeschi fecero effettivamente “gruppo”, lavorando e teorizzando insieme in quello che fu un vero e proprio laboratorio nella Berlino della fine degli anni settanta, ancora divisa dal muro e senza prospettiva di riunione. Fu a  Kreuzeberg, nello spazio autogestito della Galerie am Mortizplatz, che   avvennero le prime  sperimentazioni del loro lavoro futuro. La Transavanguardia  invece, pur rappresentando le stesse esigenze, nacque “a freddo”, come autonoma operazione artistico-concettuale del genio critico di Achille Bonito Oliva che impose, insiema al nome, lo spirito federatore al gruppo. Gruppo che però non si è mai sentito tale né livello lavorativo né sperimentale, come prova la evidente disomogeneità dei lavori e delle singole motivazioni degli artisti.

martedì 19 luglio 2011 ore 15:54
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