E’ molto meritoria la pubblicazione da parte di Einaudi del più noto lavoro di Walter Benjamin “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, traduzione di Enrico Filippini, la cura e le note di Francesco Valagussa e “Con un saggio di Massimo Cacciari”. Il merito maggiore è quello di riproporre un testo che è entrato nella leggenda e nel citazionismo generalizzato che spesso è basato su interpretazioni più o meno corrette piuttosto che sulla lettura. Editarlo  ad un prezzo molto basso (euro 8 pagg. 154) , da collana economica (nonostante il

Arte e Architettura: a Venezia People meet in Architecture

Ester Gentilini


Piet Oudolf, immagine dalla mostra «People meet in architecture»
Gli anni ’80, che per i revisionisti delle ultime cronache della critica d’arte avrebbero visto l’ineludibile ritorno della pittura e del quadro nel senso del ritorno della pittura e dell’arte in una inesistente “tradizione”, assistettero alla scoperta e alla consacrazione dell’opera di un artista quale Pino Pascali che proveniva invece dal mondo dell’architettura applicata alla sceneggiatura teatrale e televisiva. Un artista per caso, si potrebbe dire, di quelli che avendo tante cose di urgente da dire non si pongono il problema della loro collocazione all’interno di un mondo e men che meno in quello dell’arte.

Pascali, mise a frutto la lezione delle avanguardie storiche assemblando in maniera concettuale l’object trouvé o gli elementi propri delle composizioni scenografiche per creare l’opera ed esporre il proprio pensiero, uno per tutti, ma certamente il più importante, il dileggio sarcastico del militarismo e della guerra.
Pino Pascali costituisce l’ennesima prova che non si è artisti perché si è deciso di esserlo, perché si va a scuola per esserlo, perché si briga per inserirsi nello star-system economico-politico dell’arte, ma perché ci si trova ad esserlo per quello che si ha da dire in relazione alla lettura-conoscenza-scoperta del mondo; mondo che non deve essere inteso in senso astratto ma proprio e reale, concreto, in relazione ai rapporti umani e sociali. Mondo pertanto in senso proprio e cioè etico che l’architettura tenta di decifrare indagando il problema complesso dell’habiter en poète.

Mai come quest’anno la Biennale Architettura di Venezia, con lo sguardo della sua curatrice Kazuyo Sejima riporta l’architettura negli ambiti propri dell’etica e dell’estetica dimostrando come sia indispensabile in qualsiasi attività umana avere alla base la riflessione e il progetto. Non è andato molto distante dall’individuare il bus illis della questione Fulvio Irace, (Sole-24 Ore del 29 agosto 2010), quando, pur in completo disaccordo con la curatrice per questo taglio e per questa lettura, ha scritto: «Forse di questa Mostra rimarrà solo il titolo “People meet in Architecture”, che fotografa con felice intuizione il nuovo momento culturale internazionale: al centro la riflessione sull’era dell’incertezza, ma anche la consapevolezza che il “progetto” rimane più che mai l’unica alternativa alla deriva del “destino”».

Ma questo non è altro che il problema dell’arte e della sua necessità, e dunque possiamo dire: Biennale Architettura secondo Sejima, vasto programma.


People meet in architecture
29 agosto > 21 novembre 2010
Orario di apertura della Mostra: 10.00 - 18.00
Giardini chiuso il lunedì (escluso lunedì 15 novembre 2010)
Arsenale chiuso il martedì (escluso martedì 16 novembre 2010)

martedì 14 settembre 2010 ore 13:51
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