E’ molto meritoria la pubblicazione da parte di Einaudi del più noto lavoro di Walter Benjamin “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, traduzione di Enrico Filippini, la cura e le note di Francesco Valagussa e “Con un saggio di Massimo Cacciari”. Il merito maggiore è quello di riproporre un testo che è entrato nella leggenda e nel citazionismo generalizzato che spesso è basato su interpretazioni più o meno corrette piuttosto che sulla lettura. Editarlo  ad un prezzo molto basso (euro 8 pagg. 154) , da collana economica (nonostante il

De Kerckhove e l'estetica: dal villaggio globale al presente infinito

Giulia Pacchioli


Pietro Gentili, Il cielo di Dio
«Nel mondo della comunicazione elettrica e multisensoriale, l'artista è il nuovo intellettuale». Derrick de Kerckhove, direttore del programma McLuhan in cultura e tecnologia (ed erede intellettuale dell'inventore di concetti come “villaggio globale” e "il mezzo è il messaggio"), ha le idee molto precise sul futuro della percezione estetica e sul ruolo che l'arte – e di conseguenza l'artista – dovrà necessariamente ricoprire nel prossimo (presente) futuro.

Ecco i passaggi chiave attorno ai quali si è snodata la lezione/incontro tenuta da Derrick de Kerckhove al NABA, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, il 3 marzo 2010, su «Comunità e transmedialità».

Nuovo mondo: il sorpasso di Eraclito su Galileo
Viviamo una svolta epocale: nasce il mondo post galileiano, caratterizzato da un presente continuo e dilatato. Un vero e proprio ipertesto generalizzato e amplificato in ogni istante attraverso la pratica permanete della connessione alla rete e delle interconnessioni tra diversi soggetti. Un mondo eracliteo in continuo divenire. Non ricordiamo il passato e poco ci importa del progetto sul futuro. Si va verso il «presentismo»: la divinazione dell'istante presente e delle infinite connessioni possibili. Una sorta di storia orizzontale e ramificata, che non procede per accumulo dal passato a oggi ma si crea quotidianamente attraverso le relazioni.

Flusso ipertestuale contro comunicazione lineare
La linearità logico alfabetica con la quale l'uomo occidentale ha costruito il proprio bagaglio di conoscenze, perde il proprio potere descrittivo e conoscitivo per cedere il passo al «flusso»: la separazione tra fruizione e creazione delle informazioni esiste sempre meno e svanisce perfino il percorso che fa procedere l'informazione come un pacchetto chiuso che passa da una sorgente a un fruitore passivo.
Anche la percezione si va modificando. L'individuo è in una situazione di prossimità permanente con gli altri.

Ritorno alla multisensorialità
Leggiamo, copiamo, incolliamo, cerchiamo fonti, spostiamo contenuti, integriamo.
Non è più possibile leggere senza contemporaneamente muovere anche le mani per intervenire sul «testo». 
È solo un esempio di come le modalità di fruizione siano al punto di rivoluzione.

La struttura narrativa classica del mythos greco prevede che, attraverso il logos, si produca l'originaria separazione delle sensazioni. È la struttura narrativa stessa che crea una dimensione individuale e privata dell'esperienza narrativa. Si crea così un mondo di individui chiusi in se stessi che delegano ogni sensazione alla musa corrispondente per poi tirare le somme attraverso la propria mente.
Oggi, al contrario, siamo immersi in un mondo fluido in cui grazie all'ipertesto, ai link, agli smartphone, alla realtà virtuale e alle infinite connessioni sensoriali, i sensi vengono finalmente riunificati e concorrono tutti simultaneamente a creare l'esperienza e, dunque, la conoscenza.

Punto di fuga interno: la prospettiva immersa
L'artista, infine, è colui che prima degli altri e più degli altri assume su di sé il compito di conoscere, sperimentare, sintetizzare e divulgare. Diventa il punto di fuga nella nuova visione prospettica in cui l'uomo non è più spettatore separato ma è necessariamente immerso nell'osservazione, in una sorta di prospettiva interna. L'artista è colui che ha la sensibilità multisensoriale per capire che sta succedendo, è in contatto permanente con il mondo intero. È capace di intuire questo nuovo spazio, all'interno della prospettiva.



Derrick de Kerckhove è il direttore del Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia.
Tra i suoi testi più importanti «Brainframes», «La pelle della Cultura» e «L'Intelligenza Connessa» (Brainframes. Technology, mind and business, Utrecht, BSO/Origin, 1991; trad. it. Brainframes. Mente, tecnologia, mercato, Bologna, Baskerville, 1993. The Skin of CultureToronto, Somerville House Books, 1995 - trad. it. La pelle della cultura. Un’indagine sulla nuova realtà elettronica, Milano, Costa e Nolan, 2000 e Connected Intelligence, Somerville House Publishing, Toronto, 1997; trad. it. L’intelligenza connettiva. L’avvento della Web Society, Roma, Au- relio De Laurentiis Multimedia, 1999).
È professore universitario nel Dipartimento di lingua francese all'Università di Toronto. Attualmente è docente presso la Facoltà di Sociologia dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, dove è titolare degli insegnamenti di «Metodi e analisi delle fonti in rete», «Sociologia della cultura digitale» e di «Sociologia dell’arte digitale».
Ha partecipato al progetto del libro Angel_F. Diario di una intelligenza artificiale  (Castelvecchi, 2010) del quale ha scritto la postfazione e concorso al concepimento.
giovedì 04 marzo 2010 ore 18:28
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